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Nabucco sotto le stelle: Verdi tra led e futurismo

  • Dr. Eloi de Tera
  • 9 ago
  • 9 min de lectura

Nabucco, Giuseppe Verdi

Arena di Verona

8 d'agosto 2026


Cast:

Stefano Poda, direttore di scena

Sebastiano Rolli, direttore d'orchestra


Voci: Youngjun Park, Marta Torbidoni, Anna Werle, Alexander Vinogradov, Francesco Meli, Matteo Macchioni, Elisabetta Zizzo


Stefano Poda firma un Nabucco futurista che ha conquistato il pubblico dell’Arena di Verona. La sua visione scenica ruota soprattutto attorno a due grandi strutture che si muovono sul palcoscenico fino a riuscire, nel finale, a unirsi come se fossero lo yin e lo yang, due atomi, una sfera di Dragon Ball o, perché no, due enormi lumaconi evasi dalla minestra di Natale.


Comunque sia, la messinscena è straordinaria, luminosa e assolutamente convincente: essenziale e, al tempo stesso, traboccante di vita. Uno degli elementi più affascinanti sono le coreografie, studiatissime ed eseguite con grande precisione, che trasformano questo Nabucco in uno spettacolo ricco di energia e movimento. In alcuni momenti sembra di trovarsi in un episodio di Star Wars, nel pieno di una guerra interplanetaria o in qualche remoto angolo del futuro.


L’uso dei LED e delle loro molteplici variazioni cromatiche contribuisce in modo decisivo a creare un universo visivo di straordinario fascino e bellezza.


Ieri, la meraviglia scenica concepita da Stefano Poda ha incontrato la direzione orchestrale di Sebastiano Rolli, che ha guidato con forza tanto l’orchestra quanto il coro del Festival, autentico grande protagonista di questo Nabucco. Rolli ha saputo governare con tenacia i contrasti e restituire i molteplici chiaroscuri racchiusi nella grande opera verdiana, una partitura che in Italia possiede quasi il valore e il peso di un monumento nazionale. Lo ha fatto con straordinaria consapevolezza, lasciando respirare la musica nei momenti più intimi e liberandone tutta l’energia nelle grandi esplosioni collettive. L’orchestra ha vissuto una delle sue serate migliori, mostrando compattezza e slancio, mentre il coro è stato magnifico, dando prova non soltanto del talento dei suoi componenti, ma anche della solidissima tecnica necessaria per affrontare un’opera di tale complessità. In una cornice smisurata come quella dell’Arena, le masse corali hanno riempito lo spazio trasformandolo, a tratti, in una vera architettura sonora.


Al loro fianco, i cantanti si sono mantenuti su un livello molto alto, pur con vocalità differenti che non sempre sono riuscite a emergere al di sopra della potenza orchestrale. È una delle difficoltà inevitabili di uno spazio come l’Arena, dove la voce deve attraversare distanze immense senza perdere colore, intenzione e parola.

La grande protagonista della serata è stata sicuramente l’interprete di Abigaille, autrice di una prova vocale di altissimo livello, capace di regalare momenti memorabili, soprattutto in alcune cabalette delle sue arie, affrontate con brillantezza, sicurezza e notevole vigore drammatico. Un personaggio impervio, fatto di potere e fragilità, che ha trovato nella sua voce una presenza capace di attraversare la vastità dell’anfiteatro e di imporsi nei passaggi più incandescenti della partitura.


Altrettanto significativo il Nabucco di Youngjun Park, intenso e profondo, sostenuto da una proiezione vocale molto adeguata. Sebbene non in ogni momento la voce sia giunta con la medesima chiarezza, Park ha delineato un Nabucco di grande bellezza, distinguendosi inoltre per una dizione italiana particolarmente curata. Il suo sovrano ha saputo alternare autorità e debolezza, facendo emergere progressivamente il lato più umano del personaggio.


La presenza di Anna Werle è stata una delle autentiche scoperte della notte: una voce di notevole impatto e ricca di fascino, sostenuta da una tecnica assai raffinata, da un fiato perfettamente controllato e da un legato e un fraseggio invidiabili. Il canto procede con naturalezza e trova nella linea vocale una qualità espressiva che riesce a mantenersi anche nei momenti di maggiore tensione musicale.


Merita attenzione anche Alexander Vinogradov nel ruolo di Zaccaria, sebbene la sua voce non sia sempre riuscita a superare la massa orchestrale e in alcuni passaggi sia rimasta piuttosto oscurata. La sua interpretazione ha comunque conservato la necessaria autorevolezza richiesta da una figura centrale nell’equilibrio drammatico dell’opera.


Da sottolineare, infine, Francesco Meli come Ismaele, che nelle sue brevi apparizioni è risultato melodioso e seducente, facendo valere l’esperienza e la naturalezza scenica di quello che è ormai un tenore di riferimento in Italia. Anche con uno spazio limitato all’interno della partitura, Meli riesce a lasciare una traccia riconoscibile, grazie a un canto che conserva eleganza e identità.


Nel complesso, lo spettacolo immaginato da Stefano Poda, unito alla direzione musicale di Rolli e all’eccellente lavoro dei complessi artistici dell’Arena, ha trasformato questo Nabucco in una di quelle serate destinate a rimanere nella memoria. Le grandi forme futuristiche, la luce, il movimento dei corpi e la musica di Verdi hanno finito per appartenere a un unico universo, sospeso per qualche ora sotto il cielo veronese. E quando scena, coro e orchestra trovano una simile unità, l’immensità dell’Arena smette quasi di essere uno spazio e diventa parte stessa dello spettacolo.


Dott. Eloi de Tera

Direttore di Lohengrin Magazine






Nabucco Under the Stars: Verdi Between Leds and Futurism

Nabucco, Giuseppe Verdi

Arena di Verona

8 de agosto de 2026


Reparto:Stefano Poda, director de escenaSebastiano Rolli, director de orquesta

Voces: Youngjun Park, Marta Torbidoni, Anna Werle, Alexander Vinogradov, Francesco Meli, Matteo Macchioni, Elisabetta Zizzo



Stefano Poda firma un Nabucco futurista que ha conquistado al público de la Arena de Verona. Su propuesta escénica gira, sobre todo, en torno a dos grandes estructuras que se desplazan por el escenario hasta que, al final, consiguen unirse como si fueran el yin y el yang, dos átomos, una esfera de Dragon Ball o, por qué no, dos enormes galets escapados de la sopa de Navidad.


Sea como fuere, la puesta en escena es extraordinaria, luminosa y absolutamente convincente: esencial y, al mismo tiempo, rebosante de vida. Uno de sus elementos más fascinantes son las coreografías, estudiadísimas y ejecutadas con enorme precisión, que convierten este Nabucco en un espectáculo lleno de energía y movimiento. En algunos momentos parece que nos encontramos en un episodio de Star Wars, en plena guerra interplanetaria o en algún remoto rincón del futuro.


El uso de los LED y de sus múltiples variaciones cromáticas contribuye decisivamente a crear un universo visual de extraordinaria belleza y atractivo.


Ayer, la maravilla escénica concebida por Stefano Poda se encontró con la dirección orquestal de Sebastiano Rolli, quien condujo con fuerza tanto a la orquesta como al coro del Festival, auténtico gran protagonista de este Nabucco. Rolli supo gobernar con maestría los contrastes y sacar a la luz los múltiples claroscuros contenidos en la gran ópera verdiana, una partitura que en Italia posee casi el valor y el peso de un monumento nacional. Lo hizo con extraordinaria conciencia estilística, dejando respirar la música en los momentos más íntimos y liberando toda su energía en las grandes explosiones colectivas. La orquesta vivió una de sus mejores veladas, mostrando cohesión y empuje, mientras que el coro estuvo magnífico, demostrando no solo el talento de sus integrantes, sino también la sólida técnica necesaria para afrontar una obra de semejante complejidad. En un marco descomunal como el de la Arena, las masas corales llenaron el espacio, transformándolo por momentos en una auténtica arquitectura sonora.


A su lado, los cantantes mantuvieron un nivel muy alto, aunque con vocalidades diferentes que no siempre consiguieron imponerse por encima de la potencia orquestal. Es una de las dificultades inevitables de un espacio como la Arena, donde la voz debe atravesar distancias inmensas sin perder color, intención ni palabra.


La gran protagonista de la velada fue, sin duda, la intérprete de Abigaille, autora de una actuación vocal de altísimo nivel, capaz de regalar momentos memorables, especialmente en algunas de las cabalettas de sus arias, afrontadas con brillantez, seguridad y notable vigor dramático. Se trata de un personaje difícil, hecho de poder y fragilidad, que encontró en su voz una presencia capaz de atravesar la vastedad del anfiteatro e imponerse en los pasajes más incandescentes de la partitura.


Igualmente significativo fue el Nabucco de Youngjun Park, intenso y profundo, sostenido por una proyección vocal muy adecuada. Aunque no en todos los momentos la voz llegó con la misma claridad, Park dibujó un Nabucco de gran belleza, distinguiéndose además por una dicción italiana especialmente cuidada. Su soberano supo alternar autoridad y debilidad, haciendo emerger progresivamente el lado más humano del personaje.


La presencia de Anna Werle fue uno de los auténticos descubrimientos de la noche: una voz de notable impacto y llena de atractivo, sostenida por una técnica muy refinada, un fiato perfectamente controlado y un legato y un fraseo envidiables. El canto fluye con naturalidad y encuentra en la línea vocal una cualidad expresiva que consigue mantenerse incluso en los momentos de mayor tensión musical.


También merece atención Alexander Vinogradov en el papel de Zaccaria, aunque su voz no siempre consiguió superar la masa orquestal y en algunos pasajes quedó algo oscurecida. Su interpretación conservó, no obstante, la autoridad necesaria que exige una figura central en el equilibrio dramático de la ópera.


Por último, cabe destacar a Francesco Meli como Ismaele, que en sus breves apariciones resultó melodioso y seductor, haciendo valer la experiencia y la naturalidad escénica de quien es ya uno de los tenores de referencia en Italia. Incluso con un espacio limitado dentro de la partitura, Meli consigue dejar una huella reconocible gracias a un canto que conserva elegancia e identidad.


En conjunto, el espectáculo imaginado por Stefano Poda, unido a la dirección musical de Rolli y al excelente trabajo de los conjuntos artísticos de la Arena, convirtió este Nabucco en una de esas noches destinadas a permanecer en la memoria. Las grandes formas futuristas, la luz, el movimiento de los cuerpos y la música de Verdi terminaron perteneciendo a un único universo, suspendido durante unas horas bajo el cielo de Verona. Y cuando escena, coro y orquesta alcanzan una unidad semejante, la inmensidad de la Arena deja casi de ser un espacio para convertirse en parte misma del espectáculo.


Dr. Eloi de Tera

Director de Lohengrin Magazine







Nabucco bajo las estrellas: Verdi entre leds y futursimo

Nabucco, Giuseppe Verdi

Arena di Verona

8 August 2026


Cast:Stefano Poda, stage director

Sebastiano Rolli, conductor

Voices: Youngjun Park, Marta Torbidoni, Anna Werle, Alexander Vinogradov, Francesco Meli, Matteo Macchioni, Elisabetta Zizzo



Stefano Poda signs a futuristic Nabucco that has captivated the audience at the Arena di Verona. His stage vision revolves above all around two large structures that move across the stage until, in the final moments, they come together as if they were yin and yang, two atoms, a Dragon Ball, or, why not, two enormous lumaconi escaped from the Christmas soup.


Whatever the case may be, the staging is extraordinary, luminous and utterly convincing: pared down and, at the same time, bursting with life. One of its most compelling elements is the choreography, meticulously conceived and executed with extraordinary precision, turning this Nabucco into a spectacle filled with energy and movement. At times, it feels as though we have found ourselves in an episode of Star Wars, in the midst of an interplanetary war or in some remote corner of the future.


The use of LEDs and their many colour variations makes a decisive contribution to the creation of a visual universe of extraordinary beauty and allure.


Yesterday, Stefano Poda’s visual marvel met the orchestral direction of Sebastiano Rolli, who led both the orchestra and the Festival chorus with great strength, the latter being the true protagonist of this Nabucco. Rolli masterfully controlled the contrasts and brought out the many shades of light and darkness contained within Verdi’s great opera, a score that in Italy carries almost the same significance and weight as a national monument. He did so with remarkable awareness, allowing the music to breathe in its most intimate moments while unleashing all its energy in the great collective outbursts. The orchestra enjoyed one of its finest evenings, displaying both cohesion and momentum, while the chorus was magnificent, demonstrating not only the talent of its members but also the rock-solid technique required to tackle a work of such complexity. Within the immense setting of the Arena, the choral forces filled the space, at times transforming it into a veritable sonic architecture.


Alongside them, the singers maintained a very high standard, albeit with different vocal qualities that did not always manage to rise above the power of the orchestra. This is one of the inevitable challenges of a venue such as the Arena, where the voice must travel across immense distances without losing its colour, intention or words.


The great protagonist of the evening was undoubtedly the interpreter of Abigaille, who gave a vocal performance of the highest level, offering memorable moments, particularly in some of the cabalettas of her arias, tackled with brilliance, confidence and remarkable dramatic force. It is a formidable character, shaped by both power and vulnerability, and she found in her voice a presence capable of carrying across the vastness of the amphitheatre and asserting itself in the most incandescent passages of the score.


Equally significant was Youngjun Park’s Nabucco, intense and profound, supported by a highly effective vocal projection. Although his voice did not always carry with the same clarity, Park created a Nabucco of great beauty, distinguished moreover by an especially refined command of Italian diction. His king successfully alternated authority with weakness, gradually revealing the more human side of the character.


Anna Werle’s presence was one of the night’s genuine discoveries: a voice of considerable impact and great allure, supported by highly refined technique, perfectly controlled breath, and enviable legato and phrasing. Her singing unfolds naturally, and her vocal line possesses an expressive quality that remains intact even in moments of greatest musical tension.

Alexander Vinogradov also deserves attention as Zaccaria, although his voice did not always manage to rise above the orchestral mass and was somewhat overshadowed in certain passages. His interpretation nevertheless retained the necessary authority demanded by a figure central to the opera’s dramatic balance.


Finally, Francesco Meli deserves special mention as Ismaele. In his brief appearances, he was melodious and seductive, displaying the experience and natural stage presence of a tenor who has by now become a leading reference point in Italy. Even with limited space within the score, Meli manages to leave a distinctive mark, thanks to a style of singing that retains both elegance and identity.


Overall, the production envisioned by Stefano Poda, combined with Rolli’s musical direction and the excellent work of the Arena’s artistic forces, transformed this Nabucco into one of those evenings destined to remain in the memory. The great futuristic forms, the light, the movement of the bodies and Verdi’s music ultimately became part of a single universe, suspended for a few hours beneath the Veronese sky. And when stage, chorus and orchestra achieve such unity, the immensity of the Arena almost ceases to be a space and becomes part of the spectacle itself.


Dr. Eloi de Tera

Director of Lohengrin Magazine


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