La Traviata: il nuovo allestimento che incanta Verona
La Traviata, Giuseppe Verdi
Festival Arena di Verona
6 di agosto 2026
Cast:
Direttore di scena: Paul Curran. Scenografia: Juan Guillermo Nova. Vestiti: Stefano Ciammitti
Direttore d'orchestra: Michele Spotti
Voci: Galeano Salas, Rosa Feola, Luca Salsi, Gëzim Myshketa e altri.
Ieri il Festival dell'Arena di Verona ha riportato in scena La Traviata con il nuovo allestimento firmato da Paul Curran e le spettacolari scene di Juan Guillermo Nova. Si tratta di una produzione creata appositamente per questa stagione, di grande impatto visivo, ricca di colori, movimento e vitalità, nella quale spiccano soprattutto le grandiose coreografie sceniche del primo e del terzo atto. Fin dal levarsi del sipario si viene trascinati in un universo teatrale sontuoso e avvolgente, capace di coniugare la dimensione spettacolare con quella narrativa in un continuo susseguirsi di immagini di forte suggestione.
L'azione è ambientata in una Parigi di fine Ottocento, dominata dall'immaginario del Moulin Rouge, dove compare anche un gigantesco elefante che sembra appartenere più al mondo fantastico di Jules Verne e del suo Il giro del mondo in ottanta giorni che alla capitale francese. Eppure questa scelta, così audace e visionaria, funziona perfettamente: sorprende, affascina e conferisce alla produzione un'identità inconfondibile. Il lavoro scenografico di Juan Guillermo Nova è semplicemente abbagliante, ricco di invenzioni e di una fantasia inesauribile, capace di trasformare il vasto spazio dell'Arena in un autentico teatro delle meraviglie.
È vero, tuttavia, che il continuo movimento scenico finisce talvolta per penalizzare l'ascolto della musica: in alcuni momenti si percepiscono con maggiore evidenza i rumori del tumulto scenico che non le sfumature dell'orchestra. Anche i magnifici costumi di Stefano Ciammitti, perfettamente in sintonia con l'impianto scenografico, contribuiscono a creare un universo cromatico di grande eleganza e qualità artigianale, completando un colpo d'occhio di rara efficacia.
Michele Spotti ha diretto l'orchestra con una lettura piuttosto prudente, priva in alcuni passaggi della necessaria tensione drammatica. In diversi momenti i tempi sono apparsi eccessivamente dilatati, soprattutto in alcune cabalette come quella del Sempre libera, dove si è avvertita una limitata sintonia tra buca e palcoscenico, con direttore e cantanti non sempre perfettamente allineati nel tempo musicale.
Rosa Feola, nonostante le difficoltà acustiche dell'Arena e una direzione orchestrale non sempre attenta alle esigenze del canto, ha offerto una Violetta di straordinario impatto. Il suo controllo del fiato è stato esemplare, senza indulgere in inutili virtuosismi, ma sostenuto da un'emissione di grande qualità, da un timbro luminoso e da una forza espressiva capace di dare vita a un ritratto intenso, vibrante e profondamente umano. La sua interpretazione è cresciuta nel corso della serata fino a raggiungere momenti di autentica emozione.
Galeano Salas ha delineato un Alfredo lirico, omogeneo e raffinato, sostenuto da quel colore vocale romantico e leggermente ambrato che caratterizza il suo timbro. L'acustica dell'Arena non favorisce certamente la proiezione della sua voce, ma ciò non gli ha impedito di regalare pagine di notevole intensità, come il duetto finale Parigi, o cara e il confronto con il padre alla conclusione del secondo atto.
Straordinaria, come sempre, la prova di Luca Salsi nel ruolo di Giorgio Germont. Instancabile protagonista dei maggiori palcoscenici italiani, Salsi ha firmato un'interpretazione di altissimo livello, imponendosi con un dominio scenico e vocale che pochi oggi possono vantare. In Di Provenza il mar, il suol ha regalato il momento più alto dell'intera serata, grazie a un fraseggio nobile, autorevole e profondamente verdiano.
Da segnalare anche l'ottimo Marchese d'Obigny del magnifico baritono Gëzim Myshketa, sempre elegante e autorevole nelle sue apparizioni. Il Coro della Fondazione Arena di Verona ha completato con grande compattezza e qualità una serata musicalmente e scenicamente molto impegnativa, confermandosi ancora una volta uno dei punti di forza del Festival.
Questa Traviata è una produzione esuberante, cinematografica e luminosa, concepita per stupire senza rinunciare all'emozione. Un allestimento che possiede tutte le caratteristiche per diventare uno dei simboli del Festival areniano e che, con ogni probabilità, rimarrà nel repertorio dell'Arena di Verona per molti anni.
Dott. Eloi de Tera
Direttore di Lohengrin Magazine


La Traviata: Verona Falls Under the Spell of a New Production
La Traviata – Giuseppe Verdi
Arena di Verona Festival
6 August 2026
Production Team:
Stage Director: Paul Curran
Set Designer: Juan Guillermo Nova
Costume Designer: Stefano Ciammitti
Conductor: Michele Spotti
Cast: Galeano Salas, Rosa Feola, Luca Salsi, Gëzim Myshketa, and others.
Yesterday, the Arena di Verona Festival revived La Traviata in a new production directed by Paul Curran, featuring the spectacular sets of Juan Guillermo Nova. Created especially for this year's Festival, the production is visually striking, overflowing with colour, movement and vitality, with the magnificent stage choreography of the first and third acts standing out in particular. From the moment the curtain rises, the audience is drawn into a sumptuous and immersive theatrical universe that successfully blends spectacle with storytelling through a continuous succession of highly evocative images.
The action is set in a fin-de-siècle Paris dominated by the imagery of the Moulin Rouge, where a gigantic elephant appears, belonging seemingly more to the fantastical world of Jules Verne's Around the World in Eighty Days than to the French capital. Yet this bold and visionary idea works perfectly: it surprises, captivates and gives the production a distinctive identity. Juan Guillermo Nova's scenic designs are simply dazzling, brimming with imagination and theatrical invention, transforming the vast space of the Arena into a genuine theatre of wonders.
That said, the constant scenic movement occasionally comes at the expense of the music. At times, the sounds of the bustling stage action become more noticeable than the orchestral details themselves. Stefano Ciammitti's magnificent costumes, perfectly aligned with the scenic concept, contribute to a richly coloured visual world of remarkable elegance and craftsmanship, completing an overall stage picture of exceptional beauty.
Michele Spotti conducted the orchestra with a rather cautious reading, one that at times lacked the dramatic tension the score requires. On several occasions the tempi felt excessively broad, particularly in cabalettas such as Sempre libera, where a certain lack of cohesion between pit and stage became apparent, with conductor and singers not always perfectly aligned musically.
Despite the acoustic challenges of the Arena and an orchestral direction that was not always attentive to the singers' needs, Rosa Feola delivered an extraordinary Violetta. Her breath control was exemplary, avoiding unnecessary vocal display in favour of a beautifully produced tone, a luminous timbre and an expressive strength that created an intense, vibrant and deeply human portrayal. Her performance continued to grow throughout the evening, culminating in moments of genuine emotional power.
Galeano Salas portrayed a lyrical, refined Alfredo, supported by the romantic, slightly amber-coloured timbre that characterises his voice. Although the Arena's acoustics do not naturally favour the projection of his instrument, he nevertheless offered moments of remarkable intensity, especially in the final duet Parigi, o cara and in the confrontation with his father at the end of the second act.
As always, Luca Salsi gave an outstanding performance as Giorgio Germont. One of the tireless protagonists of today's major Italian opera houses, Salsi delivered a performance of the highest calibre, displaying a commanding vocal and dramatic authority that few baritones today can equal. In Di Provenza il mar, il suol, he offered the finest moment of the evening, shaping the aria with noble phrasing, authority and an unmistakably Verdian style.
Also worthy of special mention was the excellent Marquis d'Obigny of the magnificent baritone Gëzim Myshketa, consistently elegant and authoritative in every appearance. The Arena di Verona Chorus completed a musically and theatrically demanding evening with remarkable precision and quality, once again confirming itself as one of the Festival's greatest assets.
This La Traviata is an exuberant, cinematic and radiant production, conceived to astonish without ever sacrificing emotion. It possesses all the qualities required to become one of the defining productions of the Arena di Verona Festival and will, in all likelihood, remain in the Arena's repertoire for many years to come.
Dr Eloi de Tera
Editor-in-Chief, Lohengrin Magazine


La Traviata: una nueva producción que deslumbra en Verona
La Traviata – Giuseppe Verdi
Festival Arena de Verona
6 de agosto de 2026
Equipo artístico:
Director de escena: Paul Curran
Escenografía: Juan Guillermo Nova
Vestuario: Stefano Ciammitti
Director musical: Michele Spotti
Reparto:
Galeano Salas, Rosa Feola, Luca Salsi, Gëzim Myshketa, entre otros.
Ayer el Festival Arena de Verona volvió a poner en escena La Traviata con la nueva producción de Paul Curran y las espectaculares escenografías de Juan Guillermo Nova. Concebida especialmente para esta edición del Festival, la producción posee un enorme impacto visual, rebosante de color, movimiento y vitalidad, destacando especialmente las grandiosas coreografías escénicas de los actos primero y tercero. Desde que se levanta el telón, el espectador se ve inmerso en un universo teatral suntuoso y envolvente que logra combinar el espectáculo con la narración mediante una continua sucesión de imágenes de gran fuerza evocadora.
La acción se sitúa en un París de finales del siglo XIX dominado por el imaginario del Moulin Rouge, donde aparece un gigantesco elefante que parece pertenecer más al mundo fantástico de Julio Verne y de La vuelta al mundo en ochenta días que a la capital francesa. Sin embargo, esta elección, tan audaz como visionaria, funciona a la perfección: sorprende, fascina y dota a la producción de una personalidad inconfundible. El trabajo escenográfico de Juan Guillermo Nova es sencillamente deslumbrante, lleno de imaginación e inventiva teatral, transformando el inmenso espacio de la Arena en un auténtico teatro de las maravillas.
Es cierto, no obstante, que el constante movimiento escénico acaba perjudicando en algunos momentos la escucha de la música. En determinadas escenas se perciben con mayor intensidad los sonidos del bullicio escénico que los matices de la orquesta. Los magníficos figurines de Stefano Ciammitti, perfectamente integrados en el concepto visual de la producción, contribuyen a crear un universo cromático de gran elegancia y refinamiento artesanal, completando un conjunto escénico de extraordinaria belleza.
Michele Spotti dirigió la orquesta con una lectura más bien prudente, carente en algunos pasajes de la tensión dramática que exige la partitura. En varios momentos los tempi resultaron excesivamente dilatados, especialmente en cabalettas como la de Sempre libera, donde se percibió una cierta falta de cohesión entre el foso y el escenario, con director y cantantes no siempre perfectamente sincronizados.
Rosa Feola, a pesar de las dificultades acústicas propias de la Arena y de una dirección orquestal no siempre atenta a las necesidades del canto, ofreció una Violetta de extraordinario impacto. Su dominio del fiato fue ejemplar, sin recurrir a innecesarios alardes vocales, apoyándose en una emisión de enorme calidad, un timbre luminoso y una fuerza expresiva que dio vida a un retrato intenso, vibrante y profundamente humano. Su interpretación fue creciendo a lo largo de la velada hasta alcanzar momentos de auténtica emoción.
Galeano Salas construyó un Alfredo lírico, refinado y homogéneo, sostenido por ese color vocal romántico y ligeramente avellanado que caracteriza su timbre. Aunque la acústica de la Arena no favorece especialmente la proyección de su voz, ello no le impidió ofrecer páginas de notable intensidad, especialmente en el dúo final Parigi, o cara y en el enfrentamiento con su padre al final del segundo acto.
Extraordinaria, como siempre, fue la interpretación de Luca Salsi en el papel de Giorgio Germont. Uno de los grandes protagonistas de los principales escenarios italianos de la actualidad, Salsi firmó una actuación de altísimo nivel, imponiendo un dominio vocal y escénico que hoy muy pocos barítonos pueden igualar. En Di Provenza il mar, il suol regaló el momento culminante de la noche, con un fraseo noble, autoritario y de la más pura esencia verdiana.
También merece una mención especial el excelente Marqués d'Obigny del magnífico barítono Gëzim Myshketa, siempre elegante y de gran autoridad en escena. El Coro de la Fundación Arena de Verona completó una velada musical y escénicamente muy exigente con una actuación de gran solidez y calidad, confirmándose una vez más como uno de los grandes pilares del Festival.
Esta Traviata es una producción exuberante, cinematográfica y luminosa, concebida para deslumbrar sin renunciar en ningún momento a la emoción. Reúne todas las cualidades para convertirse en una de las producciones emblemáticas del Festival Arena de Verona y, con toda probabilidad, permanecerá durante muchos años en el repertorio del anfiteatro veronés.
Dr. Eloi de Tera
Director de Lohengrin Magazine




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